In pace con se stessi significa essere liberi…
Beat Pharmacy
Wikkid Times
2008, Deep Space Media
CD

Quarto disco con questo monicker, dato alle stampe sotto l’etichetta del francoamericano François Kevorkian, per il newyorkese di origine sudafricana Brendon Moeller. Lavoro ampio e cadenzato, Wikkid Times, motivato dal desiderio di protesta che permea ogni verso di ogni testo e non solo, vista la foschia che circonda e lascia appena intravedere la Statua della Libertà in copertina, nemmeno considerata dallo sconsolato viandante.
Testi, si diceva, magistralmente interpretati da un collettivo di microphone controllers tra i più disparati. Apre il platter la voce dell’inglese Coppa, raccontandoci di come il male nel mondo si diffonda partendo dai tetti delle nostre case, su una base dub che si insinua nei vicoli più stretti della percezione uditiva, trascinandoci in una utopica spirale di ricerca della libertà. La successiva Time, che vanta la collaborazione dell’ottimo Damon Aaron (autore a sua volta del recente e piacevolissimo Highlands), si attesta invece su binari più soffusi e sfumati rispetto all’apripista, pur mantenendone la quintessenza utopica, nella speranza che le sabbie del tempo non arrivino ad intaccare l’amore e la sua poesia.
Proseguendo lungo le undici tracce, che portano il disco ad una durata complessiva di quasi ottanta minuti, troviamo a prestare le proprie corde vocali Spaceape, Paul St. Hilaire, Ras B e Infinity, oltre ad un’ottima traccia strumentale centrale, House Of Love, che dona al disco una struttura simmetrica, oltre ad accentuare maggiormente le tonalità sfumate del platter grazie ad un inaspettato e riuscitissimo utilizzo dei fiati, estremamente valorizzati dalle strutture portanti vagamente spruzzate di techno. Si riparte poi con il componimento forse più personale, Piece Of Mind, con il già citato Coppa di nuovo dietro al microfono a parlarci di cosa sia effettivamente la libertà, tanto all’atto pratico quanto concettualmente. La successiva Ghostship e l’eloquente Nuclear Race costituiscono a loro volta un binomio dalla spiccata tendenza minimal, portando all’ambizioso lavoro ventate d’aria fresca ed evitando di segregarlo negli ormai stagnanti ed abusati canoni del dubstep più comune.
Viene infine lasciato a Ras B il compito di fornire all’ascoltatore un’apologia della libertà di pensiero, oggi atrofizzata dalle classi più benestanti e dal loro Dio Danaro, in Assassination Of The Mind, che con sdegno e indignazione tenta di far emergere un qualche sentimento sopito dalle consuetudini del terzo millennio.
Un disco profondo, esistenziale, insomma, in cui nulla è lasciato al caso; e a ben vedere, sotto tutto il marciume, oltre la foschia, forse, qualcosa di bello ancora c’è. Se lo si vuole trovare. «A world of deceit, a world of misery, but still, it stands so beautiful.». Rise high, Brendon.
Andrea Bosetti
Pubblicato da soundmarkzine 