Act Noir
Shape a New Start
2010, Eibon Records
CD
Seconda fatica per gli emiliani Act Noir, appena approdati sulla milanese Eibon Records. Nei quattro anni che separano quest’uscita dal debut Automatisme Psychique il gruppo si è mantenuto attivo con alcuni concerti live (da menzionare anche due date italiane da opening act a John Foxx nel 2007), nonché con collaborazioni assieme ad artisti nostrani, come la partecipazione di Sergio Calzoni e Stefano Nieri nell’album Si Muove e Ride di Colloquio.
Il quintetto si presenta con una nuova lineup, impreziosita dal nuovo vocalist Gaetano Notarnicola, e con un’attitudine maggiormente spostata verso la ricerca melodica, ma l’impianto di fondamenta electro-rock resiste; le fonti d’ispirazione per il gruppo non sono certo nascoste (sono da loro stessi dichiarate e spiccano, tra i molti, Depeche Mode e A Perfect Circle), ma la costruzione complessiva cresce autonoma, come fosse una spirale in cui i due sopracitati elementi si mescolano e si confondono in continuazione. Le linee vocali sono scritte in modo da adattarsi ottimamente ad una controparte sonora mutevole (See the Truth), che sa alternare momenti in cui le chitarre si innalzano come muri (Shape a New Start) ad altri momenti in cui il synth di Calzoni sprigiona incalzanti nubi tossiche (come nell’alienata Closed City, uno dei migliori pezzi del disco), o ad altri ancora in cui la sezione ritmica tesse melodie ipnotiche incise dall’appassionata voce di Notarnicola (Taming Silence).
In ogni caso le diramazioni musicali degli Act Noir conducono l’ascoltatore allo svolgimento di un unico tema, quello della necessaria redenzione da una realtà marcia ed opprimente, del bisogno di scrollarsi di dosso falsi “apparati” come la ricerca del sollievo o di una parvenza di felicità. Quello che viene invocato in questo disco è una rinascita, senza guardarsi indietro e senza più esitazioni, consapevole che significa imboccare una strada tortuosa e senza vie di fuga, ma necessaria per sciogliersi dall’insostenibile peso provocato dalla grettezza e della meschinità del genere umano. La realtà che ci circonda come una palla al piede che ci tiene bassi, prigionieri, con una catena che si chiama sofferenza. La musica come mezzo per una catarsi forse irraggiungibile.
I’m sick of all the human shallowness
struggling through time and space
it doesn’t matter where or when
prospects become fatal knives
cutting the rope that keeps me on the ground
struggling through time and space
the higher I went, the deeper I fell
Davide Buzzoni

