2008 [The Human Voice] Exit Lines

The Human Voice
Exit Lines
2008, Eibon Records
CD

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The Human Voice è solo l’ultima incarnazione in ordine cronologico dello spirito musicale di Hærleif Langås (Northaunt, Non Ethos). Il norvegese, che evidentemente fa parte di quella scuola di pensiero che reputa necessario distinguere con diversi monicker diversi approcci musicali, manda alle stampe quella che è stata definita come una raccolta di brani sviluppata lentamente e che non trovava spazio negli altri progetti già aperti; Eibon Records risponde alla chiamata e si offre di preparare puntualmente e con la perizia che la contraddistingue un digipak di grande impatto visivo. Ecco come ci perviene un album che difficilmente avremmo ascoltato altrimenti. L’approccio musicale che contraddistingue questa composizione è fondato principalmente sulla chitarra elettrica: essa è l’intelaiatura sonora su cui lavora Langås con i suoi ricercati field recordings e con i suoi arrangiamenti minimali, riuscendo a ricreare un disco omogeneo nonostante sia composto da brani, come detto, ideati separatamente. Potranno sì cambiare i mezzi, ma il risultato è sempre ambient. Ed è un prodotto ambient particolarmente efficace: l’ascoltatore è circondato il più delle volte da atmosfere oniriche, da synth che ricreano i mondi ovattati dei ricordi, delle retrospettive. Portarsi indietro con la mente significa entrare in un campo di nebbia, senza sole, dove tutto si confonde e non ci sono punti di riferimento. Le voci provenienti da quel tempo giungono finte, simulacri incarnati in sussurri distorti, mentre ad ogni singolo accordo la volta che sostiene questo fragile mondo di suoni si accresce, come fatta da tanti strati che si accumulano per inspessire e proteggere questo personale guscio. Protetti da esso stesso dormiamo e sogniamo, mentre sopra di noi le fredde stelle stanno a guardare indifferenti, fino alla nostra morte. Lì, in fondo al cammino, attende il fantasma del nostro amore, mentre suona i suoi accordi di fronte al nostro personale finisterrae; allora risponderemo finalmente alla domanda primigenia: la nostra mondanità è un palazzo od una prigione? Nell’attesa, i suoni di Exit Lines parleranno per noi.

Davide Buzzoni

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