Death Ambient
Drunken Forest
2007, Tzadik
CD
Dopo ben nove anni di assenza ecco una nuova uscita dei Death Ambient, di nuovo per la Tzadik di John Zorn.
Il trio, ora quartetto, di New York riprende il discorso lì dove l’aveva lasciato con Synaesthesia nell’ormai lontano 1999, perfezionandone l’ormai consolidata formula.
L’attesa, quindi, non è stata vana. Con il contributo di Jim Pugliese, questa Foresta Ubriaca finisce per essere il capitolo migliore del gruppo.
Chi non conosce la band non si faccia trarre in inganno dal monicker. Pur essendo musica “atmosferica” e pur non risultando improv-sperimentalista a tutti i costi, dei cliché (dark?) ambient la band ha davvero poco. Il disco, infatti, sembra vivere di anime distinte, ma in perfetto equilibrio tra loro. L’elettronico e l’acustico, il sereno ed il funebre, l’etereo ed il concreto convivono grazie ad un lavoro maniacale su ogni dettaglio, su ogni impercettibile variazione sonora.
Ecco quindi che su vaste ed aride distese dimenticate nel tempo, si modellano ora incantevoli paesaggi sonori, ora cupi ed opprimenti anfratti di torbida bellezza, dove lasciar aleggiare scarne ed incorporee strutture folk alternate ad un sottobosco di nevrotici e dissonanti deliri digitali e chitarristici, spesso sostenuti dalle brevi e sbilenche intrusioni delle percussioni di Pugliese.
L’album così si snoda per undici tracce, tra intensi climax e momenti di stasi riflessiva, erigendo e distruggendo edifici sonori differenti, ma sempre fedeli alle proprie desolate atmosfere, ora distese, ora distrubanti, capaci di regalare sensazioni che con naturalezza penetrano l’anima dell’ascoltatore, straniandolo dal tempo e dallo spazio.
Nicola Di Bernardo

