2006 [Vanessa Van Basten] La Stanza Di Swedenborg

Gente che parla con gli spiriti

Vanessa Van Basten
La Stanza Di Swedenborg
2006, Coldcurrent / Radiotarab / Eibon Records / Noisecult
CD

swedenborg cover

Il full length di debutto del duo Genovese Vanessa Van Basten esce all’incirca mezzo anno dopo l’apprezzatissimo EP omonimo, che aveva fatto ben intravedere le capacità di Morgan Bellini e Stefano Parodi. I due mettono subito le cose in chiaro sin dalla prima track, la title album: mirabile la capacità di rendere omogenee le parole estratte da The Kingdom, film di Lars Von Trier, che “spiegano” cosa sia la stanza di Swedenborg. La chitarra e l’uso senza timore di sample di rumore alimentano un clima di tensione che va e viene con le parole, trovando il suo apice nelle esplosioni sonore che ricordano Isis, Jesu e Godflesh (quest’ultimi dichiarata fonte d’ispirazione del gruppo). Ma non fatevi cogliere in inganno, i Vanessa Van Basten non sono ascrivibili a quel calderone denominato “post-metal” che sembra stia spopolando ultimamente: la loro proposta musicale è senza dubbio più orientata verso la varietà e la mescolanza di sonorità. Un esempio di ciò è costituito dalla scintillante Giornada De Oro, titolo esplicato alla perfezione (a modo loro, si intende) tra le solite esplosioni soniche e l’utilizzo di strumenti come armonica e chitarra acustica nell’ammorbidire e schiarire la sapiente miscela. La capacità di dipingere paesaggi filtrati dall’ego non cessa nel proseguo del disco; il glockenspiel caratterizza la notturna Il Faro, mentre l’avventura in pieno mare di Floaters rappresenta forse il punto più alto di ricerca di trame melodiche, all’interno dell’ossatura fortemente “heavy” che caratterizza tutto il disco. Chiude la lunga Good Morning Vanessa Van Basten, monolite roccioso dal lento incedere, con la batteria e i rifferama magmatici di chitarra a fare da padroni, in mezzo a synth siderali impreziositi da passaggi dove il comparto di percussioni raddoppia.
Non sappiamo se il significato di questo disco è racchiuso nell’interpretazione delle parole della signora Drusse riguardo alla “stanza di Swedenborg”, delle quali si parlava all’inizio; non sappiamo cioè se questo album rappresenta una “stanza intermedia”, solo una fase di passaggio per questo progetto italiano, volto verso chi sa quale direzione. In ogni caso c’è da apprezzare e applaudire il lavoro di questi emergenti, sperando che continuino a sfornare lavori interessanti come questo.

Davide Buzzoni

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