2007 [The Dillinger Escape Plan] Ire Works

When bad dogs do good things

The Dillinger Escape Plan
Ire Works
2007, Relapse Records
CD

I Dillinger Escape Plan tornano sulle scene con il loro terzo disco in dieci anni, con una formazione completamente ricostruita dopo le dipartite del chitarrista Brian Benoit e del batterista Chris Pennie (ora ai Coheed And Cambria) che avevano reso incerto il futuro del gruppo del New Jersey.
Ire Works rischiava quindi di essere un disco sottotono, per i problemi di formazione; fortunatamente non è così, riesce a mantersi su ottimi standard e risulta essere il full-lenght più eterogeneo del gruppo, dove i tipici assalti mathcore della band si mescolano con incursioni elettroniche e pop, pianoforti e falsetti di Puciato.
Il disco si apre con due canzoni in “classico” stile DEP: sfuriate mathcore, assalto sonoro, cambi di tempo repentini, incursioni jazz e scream. Il disco però cambia subito tono: dopo Black Bubblegum, brano quasi pop (più una parodia che un brano serio, una gag riuscitissima), iniziano a farsi sentire pesantemente le incursioni glitch, che forniscono un tappeto sonoro elettronico alle ritmiche del gruppo e ai loro riff maniacali (Sick On Sunday, When Acting As A Wave); i brani si alternano con pezzi trita-ossa dal sapore grind, come 82588 o Nong Eye Gong.
Ma i nostri cambiano nuovamente le carte in tavola con Milk Lizard, brano completamente diverso dai precedenti, dal sapore southern/hard rock molto melodico.
Nella parte finale si ha un ennesimo cambio di fronte: ci troviamo davanti a melodie al pianoforte sostenute da sottofondi elettronici, a brani con cambi di tempo e ritmiche al fulmicotone, e alla traccia conclusiva dove s’incrociano ritmiche spiccatamente jazz, melodie pianistiche e un cantato sussurrato, a volte in falsetto.
Il disco ovviamente non è esente da difetti: qualche volta l’eterogeneità diventa eccessiva e Gil Sharone, nonostante la sua bravura, non riesce a tener testa a Chris Pennie, ma ciò non mina l’ottima qualità del prodotto, che riconferma le qualità e il valore del gruppo.

Giorgio Giuffredi

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