2007 [Dead Elephant] Lowest Shared Descent

L’elefante è morto, viva l’elefante.

Dead Elephant

Lowest Shared Descent
2007, RobotRadio Records
CD

Il barrito di un elefante morente. L’inferno. Introducing My Life, In Flame.
Il trio cuneese si ripresenta subito così, dopo un anno, dopo aver fatto ben sperare con il primo EP, Sing The Separation. L’anima del gruppo si materializza subito, senza fronzoli, in una furia hardcore di unsaniana memoria: violenta, viscerale, d’impatto. Colpisce come si possa essere tanto incazzati, veloci, sporchi e allo stesso tempo razionali e logici. Ogni elemento è studiato ed è al suo posto, ogni dettaglio è curato e nulla è lasciato al caso. L’inferno va avanti così, senza compromessi, per tre tracce, fino ad incontrare, totalmente inaspettato, il sax free di Mai degli Zu in Post-Crucifixion . Qui il fluire noise/hardcore sembra quasi collassare, sfociando, infine, nelle due lunghe ed importanti tracce centrali. La rabbia si trasforma, Black Coffee Breakfast è quasi psichedelica, la furia scatenata si arresta di colpo per lasciar spazio ad una sezione atmosferica, cupa e carica di tensione che a sua volta sembra smaterializzarsi in una progressiva spirale ritmica, ma non è che il preludio di Abyss Heart. Tutto implode in un incubo ambient dell’era post-industriale.

Riprendersi è dura e le atmosfere di chiara impronta neurosisiana ci introducono con fare lento ed inesorabile a The Same Breath, dove ci accoglie l’inconfodibile voce malata del bestione degli Oxbow, Eugene Robinson. Citare la sua band ed il suo “blues” sembra quasi banale e l’ultima traccia non fa che riprendere la precedente, cercando di svilupparne le potenzialità, per poi disperdersi in un delicato vento elettronico. Si esce così con le ossa rotte da una sconvolgente esperienza di cupa desolazione e rabbia incontrollabile.
Tra i migliori dischi italiani del 2007.

Nicola Di Bernardo

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